La spaccatura tra la leadership militare e politica del Pentagono è ormai evidente. La nuova strategia del presidente Donald Trump, che insistendo sul ritornello Maga vuole che l’esercito sia concentrato più sulle minacce interne che sugli scenari internazionali, non piace a i leader militari Usa, preoccupati soprattutto dall’espansione della Cina. Lo aveva già anticipato il Washington Post, raccogliendo le lamentele dei vertici militari prima ancora che andasse in scena l’insolita mega riunione alla Marine Corps Base di Quantico, in Virginia. E difficilmente questo scontento è stato mitigato dalle dichiarazioni di Pete Hegseth e dello stesso tycoon. Il capo del Pentagono ha di fatto accusato centinaia di generali e ammiragli americani di essere coprotagonisti di “decenni di decadenza” dell’esercito. Anni in cui, secondo Hegseth, sono state portate avanti “sciocchezze ideologiche”, come le preoccupazioni per il cambiamento climatico, il bullismo o le promozioni basate sulla razza o sul genere. “Eravamo diventati il dipartimento woke – ha detto -. Ma ora non più. L’era del dipartimento della Difesa è finita, benvenuti in quello della Guerra“. E poi il più classico dei cliché guerrafondai: “Pace attraverso la guerra. Il nostro compito è prepararsi alla guerra e vincerla”.