Salgono a due gli indagati per favoreggiamento che avrebbero aiutato Emanuele Ragnedda, l'imprenditore vitivinicolo reo confesso dell'omicidio di Cinzia Pinna, nelle ore e nei giorni successivi al delitto commesso all'interno del casolare di sua proprietà nella tenuta ConcaEntosa, tra Palau e Arzachena.

Oltre al nome del giovane lombardo di 26 anni, in un primo momento indagato per occultamento di cadavere, ma poi scagionato dall'accusa con la confessione di Ragnedda e ora iscritto nel registro dalla procura di Tempio Pausana per favoreggiamento, risulta il nome di una donna, una ristoratrice di San Pantaleo, amica dell'imprenditore di Arzachena.

Il coinvolgimento dei due sarebbe legato alla sparizione degli effetti personali della vittima e alle operazioni di pulizia della casa nella quale Ragnedda ha sparato a Cinzia, esplodendo almeno un colpo di pistola al viso con la sua Glock.

"A questo punto, visto gli ulteriori sviluppi di oggi, abbiamo chiesto di essere sentiti dagli inquirenti - ha annunciato all'ANSA Nicoletta Mani, l'avvocata che insieme al collega Maurizio Mani rappresenta il 26enne, prossimo quindi all'interrogatorio - Il capo di imputazione è in divenire. Ne siamo venuti a conoscenza stamane quando ci è stato notificato l'avviso del conferimento degli incarichi ai medici legali per l'autopsia".