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30 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 13:26

“Un controllo assoluto”. Era quello che, secondo i giudici di Milano, esercitava Loredana Canò, 59 anni, condannata a 6 anni e 4 mesi per circonvenzione di incapace e peculato, nel filone principale del processo sulla gestione dell’eredità milionaria lasciata a a Patrizia Reggiani dalla madre Silvana Barbieri. Canò iniziò a condividere le “condizioni di agiatezza” di Reggiani, libera dopo aver scontato la pena per l’omicidio del marito Maurizio Gucci, quando uscì dal carcere, andando a vivere con lei e poi assunse “via via”, dopo la morte della madre, la qualità di suo “alter ego”. Da amica fidata ed ex compagna di cella a colei che, come assistente personale, era riuscita a prendere il “controllo assoluto” del patrimonio e delle “proprietà immobiliari” della donna.

Canò, assieme a Marco Chiesa, all’epoca consulente finanziario di Barbieri e condannato a cinque anni e 8 mesi, e all’avvocato e amministratore di sostegno Daniele Pizzi che aveva già patteggiato 2 anni, riuscì a mettere in atto una “integrale sostituzione della rete familiare e sociale” di Reggiani, “con una seconda rete, assimilabile nelle sembianze ad un una vera e propria seconda ‘famiglia’”.