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Ultimo aggiornamento: 8:00
Evans Kibet, giovane atleta con più sogni che scarpe, è stato ritrovato in un campo di prigionia in Ucraina, dove la guerra non chiede il permesso né il passaporto. Il suo grido — “Sono keniota, non sparate!” — dalla Bbc è rimbalzato tra i media internazionali come un’eco di disperazione.
Ma non è solo una voce: è il manifesto tragico di una nuova tratta, quella dei corpi africani spediti al fronte russo come carne da cannone, con la scusa di un contratto, la promessa di un lavoro, e il silenzio complice di chi dovrebbe vigilare.
Dietro la retorica del “volontariato militare” si nasconde una realtà che non ha bisogno di metafore: l’Africa, ancora una volta, combatte guerre che non le appartengono, ma che la usano come magazzino umano. Uno scandalo che ha scosso le fondamenta dell’opinione pubblica keniota, quando ha letto l’inchiesta di Chas Pravdy del 23 settembre 2025. Il governo ha finalmente aperto gli occhi e un’indagine: una rete di reclutatori locali e intermediari digitali — dodici arresti finora — avrebbe costretto giovani cittadini a firmare contratti con il Ministero della Difesa russo. Il Centro di contrasto alla disinformazione ha confermato che oltre trenta kenioti sono stati trasferiti illegalmente in Russia negli ultimi sei mesi.






