Il presidente Gamberini: «La missione all’Expo di Osaka fruttuosa, è solo l’inizio: rafforzaremo le relazioni con Corea del Sud, Malesia, Filippine, Australia e India»

Missione in Giappone per Legacoop. All’Expo di Osaka con Ice e ministero degli Esteri. Come spiega il presidente Simone Gamberini, non si tratta di un’azione spot. L’obiettivo è sviluppare contatti e partnership in Paesi strategici per compensare il business che viene negli Usa.Perché il Giappone?«Perché è più simile all’Italia di quanto pensiamo. Prendiamo la demografia: nel 2040 il 65% dei giapponesi avrà più di 65 anni».Chi fa parte della delegazione?«I presidenti e i referenti commerciali di 44 cooperative. Da Granarolo a GranTerre, da Cpl Concordia a Sacmi (packaging), Politecnica (progettazione), Fruttagel, Deco, Conapi (principale produttore di miele in Italia con il 25% del mercato, ndr). E poi Cevico e Riunite per il vino. Camst per la ristorazione».Attività molto diverse.«Ma tutte hanno interesse a sviluppare una relazione. Le cooperative dell’alimentare, perché il Giappone sull’alimentare non è autosufficiente. Le realtà manifatturiere per sviluppare le tecnologie legate all’idrogeno su cui qui si investe molto. Utili anche gli scambi sull’utilizzo dell’AI. Il confronto con il Giappone ci sta dando elementi anche sull’utilizzo dell’AI nella governance cooperativa».In che senso?«Nel senso che quando gli associati danno disponibilità a fornire informazioni si possono processare i dati e avere elementi per programmare le risposte ai bisogni in modo più efficace. Dimenticavo: stiamo imparando molto anche per le cooperative sociali. Qui in Giappone per esempio si usano gli esoscheletri per alleggerire il lavoro degli addetti all’assistenza alla persona. Come vede stiamo cercando di instaurare un dialogo su due piani: il mercato e il percorso di innovazione».Solo con il Giappone?«Assolutamente no. Abbiamo già attivato connessioni con le cooperative dei Paesi Baschi, in particolare Mondragon, una realtà da 20 miliardi di fatturato nel manifatturiero. Stiamo lavorando poi con il Mercosur dove abbiamo rapporti strutturati in Brasile e Argentina. Nel Medio Oriente abbiamo collaborazioni con le coop di Emirati arabi e Arabia Saudita. Lì esiste anche il ministero della Cooperazione. Tutto questo ci serve per ridurre l’impatto dei dazi Usa e diversificare il rischio».A proposito di dazi Usa: avete stime d’impatto?«L’analisi di Area Studi Legacoop e Prometeia evidenzia come il dazio medio effettivo salga al 16% dal 2,2 del 2024. Provocando un calo del Pil dello 0,4-0,5% in due anni, che risulterebbe maggiore se si tenesse conto del cambio euro/dollaro. Parliamo di stime fatte basandoci sull’accordo Europa-Usa di fine agosto. Negli ultimi 4-5 anni il mercato americano era cresciuto molto, i dazi sono stati una doccia fredda. Ma anche da questo si può imparare».Prossimi obiettivi?«Rafforzare le relazioni con Corea del Sud, Malesia, Filippine, Australia e India».Ha senso stabilire connessioni a partire dalla forma societaria, in questo caso cooperativa?«Abbiamo valori condivisi che aiutano ad accelerare le relazioni, è un punto di partenza che avvicina».Non parla della Cina...«In Cina le nostre cooperative sono già presenti. Ma il Paese del Dragone si sente tanto forte da poter affrontare da solo il resto del mondo sui mercati internazionali. La Cina ci sta dicendo: “Noi facciamo da soli, voi preoccupatevi del vostro mercato”. Ed è quello che stiamo facendo».