di

Alessandra Puato

«Più finanziamenti a lungo termine e meno ritardi nei pagamenti, segnali di fiducia», dice il fondatore e presidente della Centrale rischi finanziari. Guida un gruppo da 900 milioni, vuole toccare il miliardo e mezzo. Ha lasciato l’azionariato della Virtus Bologna

Carlo Gherardi è un ottimista. «È il momento d’investire, di guardare al lungo termine, la situazione non è brillantissima ma stiamo reagendo, teniamo botta — dice, e intende malgrado i dazi di Trump, le incertezze della geopolitica, la svalutazione del dollaro —. Penso che ci sarà una crescita degli investimenti a fine d’anno perché gli imprenditori non hanno altra strada». Detto da lui, ha un peso. Con la sua Crif, che presiede e che fondò a Bologna nel 1988, Gherardi ha sott’occhio la situazione di crisi delle imprese in tutto il mondo. Il gruppo — Centrale rischi finanziari — è ormai in 37 Paesi di quattro continenti con oltre 85 società, serve 90 mila aziende e un milione di consumatori, lavora con 10.500 istituti finanziari e 450 assicurazioni. Lo schivo Gherardi sa quante aziende pagano i fornitori in tempo e quante in ritardo, quante hanno un merito di credito positivo (cioè meritano d’essere finanziate) e quante no, quante investono in innovazione e quante si sono fermate. Insomma, chi sta al palo e chi si muove.