di

Carlos Passerini

La leadership nello spogliatoio a Milanello, dove è il primo ad arrivare e l'ultimo ad andarsene. Con lui, ora i ritardatari non ci sono più

Diavolo di un Modric: in cinquanta giorni, s’è già preso il Milan. Era il 4 agosto scorso quando il fuoriclasse croato apriva così, con queste esatte parole, la conferenza stampa di presentazione: «Sono qui per vincere, perché questo club non è fatto per la mediocrità». Chi pensava si trattasse del solito slogan da primo giorno di scuola, a uso e consumo di cronisti e tifosi, si è dovuto ricredere: la sua leadership, in campo e fuori, ha cambiato volto al Diavolo. La notte show della vittoria sul Napoli, valsa l’aggancio alla vetta della classifica, lo ha certificato una volta per tutte. Con un’immagine che è già cult per i tifosi: lui in ginocchio dopo il fischio finale, in mezzo al campo, con le braccia al cielo. «Notte speciale a San Siro» il suo messaggio social postato ieri.

Se il Milan è un altro Milan, gran parte del merito è di Luka. E il primo ad ammetterlo è proprio Allegri, che col Pallone d’oro 2018 ha già creato una sintonia speciale, fatta di confronti, discussioni, consigli, tattici e non solo. Un rapporto che, sempre nel rigoroso rispetto dei ruoli, va oltre quello tradizionale, classico, fra allenatore e giocatore. Max sa bene che ogni parola e ogni gesto del suo numero 14 può essere un assist per tutto il gruppo. «Guardate Luka» continua a ripetere durante le sedute. L’efficace decisione di schierarlo regista, al centro del centrocampo, spalleggiato da due mediani che gli consentono libertà di azione, nasce anche da un confronto sincero fra i due. Con i grandi campioni, che ragionano sempre in funzione del gruppo, si fa così. Quando dice che «Modric è una roba che non si vede più», non intende solo certe giocate di esterno piede stile anni 80, oggi pressoché scomparse: è tutto l’insieme.