Caro Aldo,

come valuta la condanna dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy che il 25 settembre, il tribunale di Parigi ha condannato a cinque anni di reclusione, con l’accusa di associazione a delinquere? Si tratta della vicenda relativa al presunto finanziamento illegale della sua campagna presidenziale del 2007 da parte del governo dell’allora leader libico, Muammar Gheddafi. Nei prossimi giorni, l’ex capo dell’Eliseo dovrà presentarsi davanti alla Procura nazionale finanziaria che provvederà a fissare la data di incarcerazione. Sarkozy potrebbe essere condotto nella casa circondariale di La Santé, nel quartiere Montparnasse di Parigi. Nel bel Paese, in primis nel centrodestra, molti ricordano quando Monsieur Nicolas ridacchiò, con Merkel, in mondovisione, alle spalle del declinante Berlusconi. Era l’epoca in cui la Francia, presieduta da Sarkò, mandò crisi in la Libia per «fregare» le compagnie italiane.

Pietro Mancini

Caro Pietro,

In quindici secoli di storia francese, soltanto due capi di Stato sono stati nelle patrie galere. Altri furono fatti prigionieri dai nemici: Francesco I da Carlo V, Napoleone dagli inglesi, Napoleone III dai prussiani. Ma soltanto due sono stati arrestati dagli stessi francesi. Al primo, Luigi XVI, tagliarono la testa. Anche il secondo, Philippe Pétain, fu condannato a morte; Charles De Gaulle, che era stato il suo pupillo, commutò la pena capitale in ergastolo, e fece in modo che il vecchio maresciallo di Francia potesse morire nel letto di una pensioncina anziché nel carcere su un’isola dell’Atlantico. Ma il nome di Luigi XVI è legato alla Rivoluzione, quello di Pétain alla tragedia della Seconda guerra mondiale, che per la Francia significò sconfitta, occupazione, collaborazione e infine riscatto grazie appunto a De Gaulle e a un pugno di valorosi, cresciuti di numero man mano che la Germania andava perdendo la guerra. La vicenda di Nicolas Sarkozy incrocia la tragedia con la farsa. In sintesi: l’ex presidente della Repubblica era stato accusato di aver preso soldi da Gheddafi per la campagna elettorale, e di avergli mosso guerra anche per cancellare le tracce. Ma i giudici — per dirla come Ilda Boccassini — non hanno trovato «i piccioli». I soldi. Le prove. L’hanno condannato lo stesso, per associazione a delinquere, il che, più che una sentenza giuridicamente ineccepibile, è parsa una sanzione morale per il modo spregiudicato con cui l’Eliseo usava il potere; non a caso con Sarkozy è stato condannato il suo principe delle tenebre, il segretario generale Claude Guéant, per cinque anni l’uomo più potente di Francia. A prescindere dall’esito giudiziario, il sarkozismo ha fallito. Il suo scopo era svuotare il Front National, facendo la faccia feroce con delinquenti e immigrati ma salvando europeismo e alleanza con la Germania. Oggi il Front National è largamente il primo partito; quello rifondato da Sarkozy alle ultime presidenziali non è arrivato al 5%. Quanto alla destra italiana, dimostrò tutto il suo provincialismo quando prima adottò Sarkozy come il nuovo Napoleone, poi lo scaricò quando si permise di sorridere sull’affidabilità delle promesse di Berlusconi.