Roma. La conta c’è stata. E, come Giorgia Meloni aveva scommesso, ha spinto Fratelli d’Italia più in alto di tutti. Dietro al successo di Francesco Acquaroli nelle Marche, infatti, c’è molto più della narrazione di rito sul «buon governo» assieme a Lega e Forza Italia e sulla «coalizione compatta» contro il centrosinistra. A guardarla da via della Scrofa, la conferma marchigiana del centrodestra diventa un tassello della marcia forzata che la premier ha in testa: tradurre in fatti quel «riequilibrio» del governo locale evocato più volte davanti a Matteo Salvini e Antonio Tajani. Se ad Ancona Arianna Meloni festeggia con brindisi e sorrisi, a Roma i colonnelli di FdI ragionano già oltre: «Non possiamo governare solo in due Regioni – spiega uno di loro, escludendo dal computo il Lazio guidato da un civico d’area come Francesco Rocca –. La Lega ne ha quattro, Forza Italia cinque. Noi abbiamo meno della metà, ma decisamente più del doppio dei voti». Una sproporzione che da tempo si è fatta questione politica. Una partita non più procrastinabile che si incrocia i con tempi ormai strettissimi per chiudere le candidature per la corsa in Veneto, Campania e Puglia, dove manca meno di un mese alla deadline delle liste.