Roscoe il cane se n’è andato. E Lewis Hamilton lo piange come solo chi ha mai dovuto dire addio a un cane può capire. «Ho perso il mio migliore amico ieri sera», ha postato il campione della Ferrari. «Roscoe Forever», e sotto scorre la galleria di foto dei momenti più belli insieme. Come si fa con gli umani, ma certe volte anche di più. Perché i cani sono essere innocenti e vi amano di un amore puro. E con gli umani è mica detto. Talvolta poi scopri che il caro estinto ti tradiva. Il cane no, mai ti tradisce. Sette milioni e rotti di cuoricini accompagnano l’ultimo viaggio di Roscoe il cane nel mondo dei social. Nel mondo reale rimangono il guinzaglio, la ciotola, la cuccia. Il vuoto. Niente più saltelli e piroette quando Lewis tornerà a casa. Niente più il naso umido contro le mani. Il suo odore dopo la pioggia, che disgusta tutti a parte te. Il calore del corpo quando, nel mezzo della notte, te lo ritrovi sdraiato sul letto. E c’è poco che puoi fare: basta una volta e quel letto sarà anche suo. Roscoe il bulldog era una piccola star. Presenza fissa nel paddock. Mascotte e beniamino dei fan del pilota. In posa sulla copertina di Dogue, la versione canina di Vogue. Ma c’è da giurare che Roscoe il cane non sapesse che il suo umano di riferimento era un tipo ricco e famoso. Stavano insieme dal 2013, hanno vissuto dodici anni di amore canino, e tanto gli bastava. Amore incondizionato, perché questo fanno i cani. Puoi essere un senzatetto, un povero, un relitto umano e loro ti amano lo stesso. E lo stesso fanno gli umani decenti, quelli che non li abbandonano, non li picchiano, non li maltrattano. Perché ci sono anche quelli, ma sono delle bestie. Il migliore amico, ha scritto Hamilton, una frase così abusata solo perché è difficile trovare un modo diverso per dirlo. E cosa fai se il tuo migliore amico si becca una polmonite e finisce in coma? Annulli tutto e stai al suo capezzale. Sperando che si riprenda. Così ha fatto Hamilton. Niente prove al Mugello. Niente impegni a Milano per la Fashion Week. Qualcuno lo troverà esagerato. Ma quel qualcuno con molta probabilità non ha mai avuto un cane. «Dopo quattro giorni di terapia intensiva, durante i quali ha lottato con tutte le sue forze, ho dovuto prendere la decisione più difficile della mia vita e dire addio a Roscoe. Non ha mai smesso di lottare fino alla fine». Raffaele La Capria descrisse in un meraviglioso racconto l’ultimo viaggio dal veterinario per l’iniezione fatale al suo Guappo. Che era un «can’ e munnezza», raccolto cioè tra i rifiuti di un vicolo di Napoli e che però mai si era tolto di dosso lo stupore e le gratitudine per quella sua insperata salvezza. Era un cane lungo, appuntito e sgangherato, con una coda sgraziata, camminava intorno all’isolato senza guinzaglio. A casa di La Capria a Roma c’erano varie foto di Guappo, ma lo scrittore ne amava una in particolare: sono sul terrazzo della casa di Capri e il cane scruta il mare dall’alto, e sembra fare la guardia ai Faraglioni. La Capria coglie l’attimo dell’amore per Guappo in un particolare: la mezzaluna di bianco nell’occhio del cane, che lo rende così umano. L’ultimo sguardo prima di entrare dal veterinario. Hamilton lo fa a modo suo. Sui social: «Sono molto grato e onorato di aver condiviso la mia vita con un’anima così bella, un angelo e un vero amico. Accogliere Roscoe nella mia vita è stata la decisione migliore che abbia mai preso e custodirò per sempre i ricordi che abbiamo creato insieme. Averlo avuto è stata una delle cose più belle della mia vita: amare così profondamente ed essere ricambiato». .
Quell’amore puro tra Lewis Hamilton e il suo cane Roscoe
Solo chi ha dovuto dire addio a un amico con la coda può capire il dolore del pilota: «Ho perso il mio migliore amico»











