di
Valentina Santarpia
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell'81esimo anniversario dell'eccidio di Marzabotto e Monte Sole: «Ricordare è un dovere»
«Ricordare è un dovere. Ricordare è un seme di umanità che va sempre coltivato, perché contiene i valori fondativi della nostra comunità. Ricordare è anche spinta all'impegno perché non accada mai più che le volontà di dominio cancellino i diritti umani, che le strategie di annientamento calpestino la vita e la sua irriducibile dignità». È un passaggio della dichiarazione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell'81esimo anniversario dell'eccidio di Marzabotto e Monte Sole.
A Marzabotto e a Monte Sole, «dove la ferocia nazista giunse al culmine della propria disumanità e dove la guerra divenne indiscriminato sterminio», sono piantate le radici della Repubblica, ricorda il capo dello Stato. La Costituzione italiana, e lo stesso progetto di Europa, «nacquero da quel sangue innocente per costruire una nuova civiltà di democrazia e di pace. La libertà conquistata e il riscatto del nostro popolo non potranno mai essere separati dal sacrificio e dal dolore inferto in quei giorni terribili e disperati, in cui donne e uomini, bambini e anziani, vennero uccisi senza alcuna pietà nel cuore del nostro Paese». Durante l'occupazione tedesca l'Italia ha conosciuto «stragi efferate di civili, compiute da un esercito che andava incontro alla disfatta, spalleggiato dai fascisti, che dopo averne fatto un mito ormai si contrapponevano alla nazione», sottolinea Mattarella. Ciò che avvenne nelle terre di Marzabotto e alle pendici del Monte Sole «fu l'eccidio più spaventoso. L'altare della chiesa di Casaglia resta simbolo imperituro di chi ha oltraggiato ciò che sta nel più profondo delle coscienze». Ma il tempo e la diplomazia riallacciano le reti di pace: «L'incontro dello scorso anno con il Presidente della Germania, Frank-Walter Steinmeier- dice il presidente della Repubblica- è segno prezioso di una memoria che diventa percorso, che ricostruisce il bene comune, che sostituisce la riconciliazione all'odio, che assegna all'Europa un ruolo importante nel mondo, proprio l'Europa che ha conosciuto la barbarie», conclude il capo dello Stato. Ma non bisogna mai dimenticare, e sempre fare tesoro prezioso di quanto «la storia insegna»: «Della storia un popolo vuol essere costruttore. È questa l'essenza della libertà e dell'indipendenza. Che vanno difese sempre, con coerenza, senza opportunismi, a ogni latitudine».








