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Corriere Animali
È una possibilità data dalla legge Brambilla, che permette a chi si mette in regola di non pagare multe. «Strumento importante nella lotta al randagismo, va diffuso il più possibile»
Il microchip identificativo è obbligatorio per legge per cani e gatti, ma sono in molti a non averlo. A Palermo il primo «microchip day» promosso dalla Lega italiana per la difesa degli animali e dell'ambiente (Leidaa) ha permesso di inoculare parecchie decine di dispositivi in animali domestici che ne erano sprovvisti. Un'iniziativa che ha voluto puntare i riflettori su una pratica, quella della microcippatura, che è particolarmente utile per restituire alle famiglie gli animali che dovessero essere ritrovati dopo uno smarrimento o una sottrazione. E che di fatto responsabilizza anche i proprietari, che sono responsabili dei loro animali di fronte alla società.
Il microchip è un dispositivo minuscolo che viene applicato sottopelle agli animali, all'altezza del collo, con una piccola iniezione. La pratica è indolore, provoca al limite solo qualche momento di fastidio per l'animale che sente il corpo estraneo a cui però si abitua praticamente da subito. Una volta insediato, il circuito, custodito all'interno di una piccola capsula, trasmette le informazioni relative al soggetto ce lo porta e resterà in funzione per tutta la vita dell'animale. In caso di ritrovamento, le autorità possono identificarlo con un lettore che viene posizionato vicino alla collottola e che rileverà il numero di registrazione e con esso tutte le informazioni relative all'animale e al suo proprietario.






