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Giorgia Bollati

Genera ricchezza e occupazione a livello globale, la spinta dell’ecoturismo. Ma nel nostro Paese il mercato è in calo: diving center in crisi, brevetti in diminuzione e vendite di attrezzature in flessione dopo la pandemia

Crea 124 mila posti di lavoro, che arrivano a 250 mila se si considerano anche i servizi accessori, la logistica e la filiera tecnica, e fino a 20 miliardi di dollari l’anno al mondo. È la subacquea, un’attività turistica e sportiva che consente alle persone di conoscere l’ambiente marino (nel rispetto per la natura). Tra i 9 e i 14 milioni di subacquei ogni anno generano una spesa diretta per le immersioni tra gli 0,9 e i 3,2 miliardi di dollari, con un impatto diffuso su ospitalità, trasporti e servizi locali. Molti degli operatori, nel guidare i turisti, si fanno anche promotori di una conoscenza del mondo naturale e di un’etica esplorativa. Tuttavia, il numero dei nuovi brevetti è in calo.

Dopo la pandemi il calo evidenteNel 2010, il mercato italiano strettamente legato alla subacquea valeva circa 300 milioni di euro. Oggi i dati spesso mancano ma si vedono molti diving center chiusi e, come riporta il sito di settore “Scubaportal”, dal 2000 il termine “diving” ha perso oltre il 95% delle sue ricerche online, insieme a parole come “subacquea” e “immersioni” anche loro in declino. Dopo la pandemia, poi, il calo è stato evidente anche per i produttori dell’attrezzatura, che hanno visto diminuire le vendite del 12% tra 2019 e 2022, con un -46% rispetto agli altri sport acquatici.