La gestazione della legge di Bilancio entra nel vivo e fa emergere plasticamente tensioni e divisioni interne alla maggioranza. Da un lato Forza Italia, schierata in difesa delle banche e contraria a qualsiasi prelievo sugli extraprofitti, dall’altro la Lega che insiste sulla necessità di finanziare l’ennesima rottamazione delle cartelle esattoriali (che senza paletti costerebbe 5 miliardi) e per farlo punta proprio su un “contributo” da parte degli istituti di credito. Matteo Salvini ha dalla sua il fatto che proporre un balzello sui maxi utili bancari è misura popolare, per quanto fin qui si sia tradotta in un mero anticipo di liquidità, e non può permettersi di cedere anche su questo dopo aver dovuto platealmente rinunciare alla promessa “cancellazione della Fornero“.
Il vicepremier leghista sabato aveva rilanciato: “Un italiano su due ha una cartella dell’Agenzia delle entrate, parliamo di cittadini, artigiani e imprenditori in difficoltà. Con le risorse delle banche possiamo aiutare 20 milioni di italiani e fare in modo che lo Stato incassi somme altrimenti irrecuperabili”. Concetto rafforzato da Alberto Gusmeroli, responsabile Fisco della Lega e padre della proposta di legge che consentirebbe di spalmare il dovuto su 120 rate, secondo cui “si sana il passato, si paga l’anno in corso e si aumenta la fiducia nell’economia”.









