A pochi passi dai riflettori dell’aristocratico Bernabeu e dallo sfarzo del Wanda Metropolitano c’è un quartiere – nel sud Est di Madrid – dove la modernità viene respinta. E il senso di appartenenza è una maglia bianca con un lampo rosso trasversale (la franja) che tanto ricorda il River Plate. Venticinque anni dopo l’ultima volta, il barrio popolare Puente de Vallecas riscopre l’Europa e dà il suo benvenuto alla Conference League grazie al Rayo Vallecano. Un contesto cittadino povero, operaio e antifascista per tradizione e orgoglio. Essere del Rayo è qualcosa che va oltre il risultato sportivo; a ricordarlo è uno striscione appeso vicino al Campo de Fútbol de Vallecas “Non ci interessano gli avversari, né la categoria”. Lo stadio: centro gravitazionale della fede calcistica e di una comunità che fatica ad accettare il calcio moderno. Palcoscenico dei Queen e di Bob Marley negli anni 80’, oggi si presenta come un impianto da 14mila posti (molti dei quali arrangiati su pezzi di cemento) che deve essere quantomeno ristrutturato, se non addirittura ricostruito in un’altra zona. Ma il gruppo dei Bukaneros – gruppo organizzato da sempre oppositore del regime franchista – non ci sta: “Questo è il nostro stadio, da qui non ci muoviamo”. In un calcio sempre più anestetizzato da sponsor, accordi e clausole plurimilionarie, il Rayo si muove esattamente dalla parte opposta. Raggiungendo risultati in campo, ma senza mai cambiare la propria filosofia.
Rayo Vallecano, la squadra che respinge il calcio moderno approda in Europa
Dal quartiere operaio Puente de Vallecas, la squadra senza biglietti online torna in Europa dopo 25 anni






