Questa erosione continua mista di attacchi convenzionali, cyber e disinformazione richiede non solo aiuti immediati, ma una preparazione proattiva per la difesa civile, che il Pnrr ha dimostrato essere efficace per la pandemia e che forse oggi dovrebbe essere ripetuto per una preparazione civile capillare
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L'Europa di oggi è segnata da un conflitto Russia-Ucraina che dal febbraio 2022 si è tramutato in una guerra ibrida subdola e pervasiva con droni ed aerei che interrompono non solo la vita quotidiana in ucraina ma, premendo sui confini NATO, sono forieri di una possibile escalation.Tutto questo solleva una riflessione profonda: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), quel meccanismo straordinario che ha rivitalizzato la sanità italiana post-pandemia, non potrebbe essere replicato per fortificare la difesa civile? Non aiuti militari all'Ucraina che già hanno la loro organizzazione europea, ma investimenti mirati a una preparazione civile più strutturata, capace di trasformare la vulnerabilità in forza condivisa attraverso ospedali rinforzati, infrastrutture protette e piani di risposta per i civili. Il Pnrr, delineato tra il 2020 e il 2021 come risposta fulminea al crollo economico del PIL causato dal Covid-19, ha rappresentato un'opportunità unica per superare le fragilità strutturali del Paese con l'ambizione di raddoppiare il tasso di crescita economica, elevare la spesa per ricerca e sviluppo oltre la media UE ed incrementare l'occupazione.Il piano sanitario del Pnrr ha esercitato il suo impatto più diretto e trasformativo non solo riparando i danni pandemici ma ponendo le basi per un sistema sanitario più equo, digitale e resiliente. Ha affrontando le carenze croniche del Ssn con risultati che oggi, di fronte a minacce ibride, assumono un valore strategico inestimabile. Ad esempio, nonostante la carenza di personale che ne rallenta il processo, il rafforzamento dell'assistenza territoriale con l'obiettivo di spostare il baricentro del Ssn dal grande ospedale alle reti locali, e' essenziale oggi ma queste strutture in uno scenario di crisi ibrida potrebbero diventare centri di primo soccorso decentralizzati, capaci di risposta immediata e vicina, senza sovraccaricare i pronto soccorso urbani. Parallelamente, gli Ospedali di Comunità si prestano ad una flessibilità e riconversione verso "ospedali da campo" civili, integrati con protocolli di triage rapido anche per emergenze fuori dalla routine clinica attuale.A questo si aggiunge la rete domiciliare che potrebbe garantire cure essenziali a casa, minimizzando spostamenti ed esposizioni a rischi. Le Centrali Operative Territoriali con un network di ambulanze, teleconsulti e logistica potrebbero integrare il sistema di alert per minacce ibride.Completata poi la trasformazione digitale, questo prezioso sistema trasversale insieme agli ospedali dove il Pnrr ha spinto l'innovazione infrastrutturale con l'aumento dei posti letto in terapia intensiva e sub-intensiva, con gli investimenti tecnologici in apparecchiature diagnostiche e terapeutiche, diviene più efficiente e, potenzialmente, più resistente a interruzioni di forniture mediche come accaduto in pandemia ma come può accadere in caso di guerre vicine. A questi vanno aggiunti gli efficientamenti energetici e strutturali, laddove conclusi favorendo una resilienza contro attacchi energetici, come quelli visti in una guerra moderna, in Ucraina.







