La pressione sull'Iran torna a livelli che non si vedevano più da dieci anni. Le sanzioni Onu che erano state sospese con lo storico accordo sul nucleare del 2015 tornano a mordere, scattate nella nottata tra sabato e domenica. E a Teheran si respira un clima tra rabbia e preoccupazione, col regime che accusa Stati Uniti ed Europa di non aver voluto creare le condizioni per una nuova intesa: 'Siamo di fronte a una situazione del tutto ingiustificata e illegale'.
Grazie al meccanismo dello 'snapback' (la reintroduzione automatica delle sanzioni in caso di gravi violazioni sul fronte delle attività nucleari) torna l'embargo sulle armi, quello su tutte le attrezzature necessarie a sviluppare un programma nucleare, e tornano pesanti restrizioni economiche e finanziarie che rischiano di mettere in ginocchio l'Iran. Già l'effetto annuncio ha provocato i suoi danni, con i prezzi di cibo, trasporti e beni di necessità in costante ascesa e la quotazione del rial ai minimi storici. Conseguenze visibili, dunque, nella vita di tutti i giorni.
Il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi, definisce "nulle" le sanzioni ripristinate. E, di fronte a quella che viene descritta come una prepotenza dell'Occidente, promette "una risposta adeguata a chi danneggia l'Iran": "La piena responsabilità ricadrà su coloro che scelgono lo scontro piuttosto che la cooperazione", la sua minaccia. Ma il governo di Teheran è in difficoltà: teme un aumento del malcontento popolare, mentre i critici accusano la leadership di aver scelto la linea dura opponendosi a qualunque concessione.






