Siena – Quel palco è troppo alto, non salgo. Facciamo stare i nostri avversari su un palco, io voglio stare tra la gente». Inizia così il ritorno di Elly Schlein in Toscana. A Siena, ai piedi del Monte dei Paschi di piazza Salimbeni, dove si rifiuta di salire sul palco che era stato allestito dal Pd. Nella «sua» Siena, sottolinea il governatore uscente Eugenio Giani, ricordando le origini senesi della leader dem, nipote di Agostino Viviani, senatore socialista e avvocato a difesa dei lavoratori. Dopo Siena, una visita ad Arezzo. Si parla di “ritorno” perché la campagna elettorale di Giani, un mese fa, era partita proprio insieme a Schlein all’Isola d’Elba «perché noi, a differenza del governo, non abbandoniamo le aree interne» dice la segretaria alla piazza. L’intesa col presidente, dopo la tensione dei mesi scorsi per la costruzione dell’alleanza con Avs e i Cinque Stelle (che lo mal digerivano), torna a splendere in campagna elettorale.

«Forza Eugenio» lo incita con un abbraccio. «Siamo compatti al suo fianco e siamo contenti che la maggioranza si sia allargata, dopo 20 anni, in tutte le regioni al voto» aggiunge ai cronisti. Parla di una «Toscana ben governata», addirittura di una regione che fa da «esempio per il Paese» grazie a leggi come quella per i consorzi industriali, fine vita e affitti brevi. Agli asili nido, per i quali il Pd vuole replicare in tutto il Paese il modello Toscana. «Comunque - assicura - non ci sediamo, vogliamo fare di più e meglio». E qui si arriva al programma: «Puntiamo sulla sanità, sulla creazione di opportunità di lavoro dignitose, anche attraverso la battaglia che stiamo facendo per il salario minimo. Pensiamo ai tanti giovani che vanno altrove a causa di contratti precari o salari bassi». Per accoglierla sulle pietre di piazza Salimbeni a Siena viene stesa una lunghissima bandiera della pace. C’è anche quella della Palestina, che sventolerà pure ad Arezzo. E non mancano gli attacchi di Schlein al governo israeliano «che non fa passare gli aiuti, nemmeno i biscotti per i bambini». Così come viene bacchettata Giorgia Meloni, «la prima premier donna che non si occupa dei diritti delle altre donne».