«La leggenda secondo cui gli alchimisti risiedevano nella Viuzza d’Oro risale, come quella golemica, al periodo del tardo romanticismo»: la Praga magica non è più solo quella del prezioso Ripellino, ma è stata conquistata da Dan Brown sulla via del consueto consolante best seller, L’ultimo segreto, titolo italiano invece del più suggestivo originale, The Secret of the Secrets, Il segreto dei segreti. E adesso che il mondo letterario è tornato a danbrowneggiare - è in arrivo anche la serie Netflix sull’ultimo libro - a maggior ragione può essere di un certo interesse rivedere su Sky una serie dedicata a Robert Langdon da giovane, Il simbolo perduto, tratta dal romanzo omonimo. Città di svolgimento, Washington, macrotema, la massoneria. Katherine Salomon, la stessa protagonista femminile de L’ultimo segreto è qui una giovane archeologa e studiosa, figlia del famosissimo Peter Salomon, archeologo pure lui e storico onnisciente, gran maestro della massoneria e di una loggia segreta che deve proteggere l’umanità da un sapere che non sarebbe in grado di sopportare. Vecchia storia, ma sempre buona per nuove, mirabolanti declinazioni. Robert Langdon non ha neanche trent’anni, la vicenda è molto antecedente quella del Codice da Vinci; è professore ad Harvard, riceve una telefonata da parte del suo mentore che gli chiede di andare a Washington per aiutarlo in una conferenza. Non lo chiama Salomon direttamente, ma un assistente, e questo già dovrebbe insospettire il giovanotto, che invece non si insospettisce e parte per la capitale. E cominciano le mirabolanti avventure, dove si mescolano religioni, magia, credenze popolari, avidità umana, affetti incondizionati e subdole infedeltà, agnizioni e mutamenti di prospettiva. Lo spettatore di questo nostro triste periodo sociale non può non chiedersi quale mai sarebbe, oggi, il segreto che vale la pena custodire, così profondo, così indicibile. Non ce n’è nessuno, con tutta evidenza. I dieci episodi passano comunque di sorpresa in sorpresa, di leggenda in leggenda, gli autori della serie, Dan Dworkin e Jay Beattie, si sbizzarriscono, interrompono di continuo sul più bello un filone narrativo per seguirne un altro, in modo che lo spettatore sia invogliato a continuare, di puntata in puntata, per sapere dove si andrà a parare.