Tra i laboratori di coding, robotica e automazione c’è spazio anche per educare all’affettività. L’Itis Galileo Galilei si prepara a partecipare al progetto CampBus del Corriere della Sera. Ecco i progetti della scuola hi-tech nel cuore di Roma che pensa anche al benessere degli studenti

Da sempre proiettato verso l’innovazione, l’Itis Galileo Galilei di Roma si prepara a partecipare al progetto CampBus del Corriere della Sera, che coinvolge le scuole italiane in laboratori e approfondimenti dedicati alle competenze digitali e al giornalismo. Un’iniziativa perfettamente integrata con lo spirito dell’Istituto situato nel cuore di Roma, vicino la stazione Termini. Una realtà ampia e vivace: ben 72 classi, 1600 studenti, un’offerta formativa articolata attorno a cinque indirizzi tecnici, un liceo scientifico con quattro sezioni e un percorso serale. «La nostra scuola pone al centro i temi di maggiore attualità. Il progetto CampBus si integra perfettamente con le caratteristiche dell’Istituto: rappresenta un arricchimento rispetto a un’offerta formativa già fortemente orientata verso i temi dell’innovazione» dichiara la dirigente scolastica Cristina Costarelli.

Accoglienza e inclusione a scuola: è una sfida educativaDietro i banchi del Galilei, come in tanti istituti tecnici d’Italia, convivono studenti molto diversi fra loro. C’è una forte prevalenza maschile, tanti alunni con disabilità (ben 74), numerosi studenti stranieri, alcuni appena arrivati in Italia. Numeri che non spaventano. «I ragazzi che fanno più fatica a inserirsi sono la scommessa più grande — racconta la dirigente —. Esistono molti pregiudizi sugli istituti tecnici e professionali, ma è un errore pensare che siano scuole più facili perché hanno la componente laboratoriale anziché la lezione teorica. I laboratori sono ambienti delicati e complessi, che richiedono rispetto delle norme di sicurezza e competenze specifiche. Le diversità sono numerose, rendono la scuola più impegnativa, ma anche più viva. Le classi con alunni disabili per esempio maturano molto di più in accoglienza».