di Luca Mastrantonio
Nel libro "Francesco", lo scrittore e giornalista racconta il primato morale del frate che resta rivoluzionario. Per la pace e per il pianeta. E contro le diseguaglianze: «La sua era l’epoca delle grandi cattedrali, delle università, delle banche... Tanti soldi nella mani di pochi, familiare no?»
Il primo tra gli italiani, in base a un primato morale cristiano: stare dalla parte degli ultimi. Francesco d’Assisi, nasce ricco e dona i suoi averi ai bisognosi, morendo in povertà, e già in odore di santità, ai primi di ottobre del 1226. Predica la povertà come ricchezza spirituale, l’amore per Dio e il cielo più della paura dell’Inferno, l’umiltà non per mostrare che gli altri sono cattivi ma che possiamo essere buoni. Già dalle prime pagine del nuovo libro di Aldo Cazzullo Francesco. Il primo italiano (HarperCollins) è chiara la posta in gioco: parlare del Santo come uomo è parlare di noi, di come non siamo, e di come possiamo e dobbiamo essere: la migliore versione di noi stessi. Italiani, umani, in Italia e nel mondo, dove il messaggio di Francesco è necessario e attuale, minacciato dalle bombe e pure dalle migliori intenzioni. La chiesa cattolica a Gaza, per esempio, è francescana e prova a offrire riparo sotto le bombe israeliane. Francescana è Santa Croce di Firenze, dove può bastare una dedica di un concerto ai bambini di Gaza per far litigare nel pubblico fazioni pro e contro Israele. Oggi, in Medio Oriente, si combatte una guerra dichiarata santa da terroristi e ministri del terrore, in una terra dove Francesco portò Cristo oltre gli scudi e le lance dei crociati fino al clamoroso incontro con il Sultano. A differenza dei papi non difendeva Cristo in armi, ma Cristo dalle armi. Ne diffondeva il verbo con il corpo e le parole, cioè con la lingua, il canto e con l’esempio.










