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Dietro il clamore internazionale del processo di Avignone, che ha condannato Dominique Pelicot a 20 anni per aver drogato e violentato la moglie Gisèle per un decennio, emerge con drammatica lucidità la voce di Caroline Darian, figlia dell'uomo e vittima a sua volta. Oggi madre e stimata responsabile della comunicazione a Parigi, Darian rompe il silenzio sulla ferita più profonda: il trauma subito e il presunto tradimento in aula della madre, Gisèle Pelicot. Pur essendo la principale vittima del marito, la madre ha scelto di non rispondere alle domande del tribunale sulle violenze subite dalla figlia. Un gesto che Caroline definisce "il momento di non ritorno", sancendo una frattura emotiva e relazionale definitiva. La donna, in un'intervista al "Corriere della Sera", rivela che i rapporti con la madre sono definitivamente interrotti: "Non esistono. Non ho più alcuna relazione con mia madre. Lei vive la sua nuova vita, e io continuo la mia". Per Darian, il processo, pur storico e di risonanza mondiale, ha tracciato solo un perimetro limitato della verità. La sua prospettiva è agghiacciante: per lei, Dominique Pelicot è molto più che un marito violento. "Dominique Pelicot ha concluso la sua carriera criminale drogando sua moglie per 10 anni, ma non ha cominciato con Gisèle. È coinvolto in crimini cominciati negli anni 80-90, è forse un serial killer oltre che un predatore.