La barche della Sumud Flotilla hanno ripreso la rotta verso Gaza, nonostante i guasti, alcune defezioni, gli attacchi di Israele e gli appelli a desistere. Il tutto in una giornata in cui le interlocuzioni tra la delegazione italiana degli attivisti e il governo si fanno sempre più fitte e proseguiranno anche nelle prossime ore. La portavoce, Maria Elena Delia, appena rientrata in Italia, ha sentito al telefono il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Poi ha ribadito: “Andiamo avanti, ma c’è disponibilità a lavorare a una soluzione per un corridoio permanente di aiuti a Gaza”. Il titolare della Farnesina ha risposto sconsigliando ancora di forzare il blocco perché “è pericoloso”. Lo stesso ministro ha informato poi la premier Meloni sul contenuto della conversazione. Il governo da parte sua – ha anche spiegato Tajani in tv – “continuerà a chiedere Israele di tutelare le persone” nelle imbarcazioni. Ed è certo che neppure Frontex garantirà la sicurezza degli attivisti, come ha chiarito l’agenzia di controllo delle frontiere europee.

Il piano B è sempre Pizzaballa

Per il governo l’opzione principale sul tavolo resta l’intervento del Patriarcato latino di Gerusalemme, che prevede l’arrivo della flotta a Cipro, da cui lo stesso patriarca Pierbattista Pizzaballa garantirebbe il trasferimento dei carichi di cibo nella Striscia attraverso il porto di Ashdod in Israele, passando poi per il corridoio aperto dalle Misericordie Amalthea. Al momento sembra difficile che questa proposta venga accolta, così com’è, dalla Flotilla. La portavoce Delia, che ha manifestato una maggiore propensione ad una mediazione anche dopo gli appelli del presidente della Repubblica Mattarella, ha auspicato “che si possa individuare rapidamente una soluzione che tenga conto tanto della gravissima emergenza umanitaria quanto della necessità di ripristinare la legalità internazionale“. Non a caso sarà a Roma, viene riferito, per “consultazioni con i leader politici e i ministri competenti”. La mano resta tesa anche dal numero uno della Farnesina, che però ha precisato: “Noi abbiamo detto quali sono i rischi e i pericoli. Fino a che noi possiamo fare qualcosa per scongiurare rischi per i cittadini italiani, lo facciamo. Se poi entrano dentro, li assisteremo là. La nave militare non gli fa la scorta, questa è l’unica cosa certa”, dice Tajani alludendo agli attacchi con i droni ricevuti dalla flotta in acque internazionali qualche giorno fa e al rischio che e ce ne siano altri più duri e pericolosi. Quell’episodio ha portato all’invio, da parte del ministro della Difesa Guido Crosetto, di una nave della Marina militare che segue a distanza le imbarcazioni per eventuali soccorsi.