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A quattordici anni dall’intervento militare in Libia, una sentenza della giustizia francese riapre scenari oscuri che gettano nuove ombre sulla politica internazionale di inizio anni Duemila. Nicolas Sarkozy, ex presidente della Repubblica francese, è stato condannato a cinque anni di carcere, tre dei quali da scontare effettivamente, per associazione a delinquere nel contesto del presunto finanziamento illecito da parte del regime di Muammar Gheddafi alla sua campagna elettorale del 2007.
Una decisione senza precedenti, che segna la prima volta nella storia della Quinta Repubblica in cui un presidente francese viene condannato a pene detentive per reati legati all’esercizio del potere. E che, inevitabilmente, riapre interrogativi mai sopiti sulle vere motivazioni che portarono all’intervento della Nato in Libia nel 2011, culminato con la caduta e la brutale uccisione del colonnello Gheddafi.
Il procedimento si è concentrato sulla rete di contatti e intermediari che, secondo l’accusa, avrebbero fatto da ponte tra il potere libico e l’entourage dell’allora presidente francese. In particolare, i giudici hanno ritenuto Sarkozy colpevole di aver lasciato che i suoi collaboratori cercassero e accettassero finanziamenti da Tripoli per la sua corsa all’Eliseo. Secondo la ricostruzione dell’accusa, si parlerebbe di oltre 60 milioni di dollari, cifra che però non è stata pienamente tracciata.













