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Leonard Berberi, inviato a Francoforte
Il gruppo tedesco, che da gennaio ha una quota del vettore italiano, è alle prese con un cambio di passo, in particolare della compagnia principale. Il ceo Spohr: «Il 2026 sarà un anno di transizione, ma il rilancio è iniziato»
Dalle vetrate dell’ultimo piano del quartier generale del gruppo Lufthansa, a Francoforte, l’amministratore delegato Carsten Spohr segue i lavori di rifinitura del centro conferenze che il colosso sta costruendo dall’altra parte della strada. Verrà inaugurato la prossima primavera, quando l’aviolinea principale spegnerà cento candeline. I visitatori potranno ammirare da vicino due velivoli davvero storici: un Junkers Ju-52 e un Lockheed L-1649A «Starliner». Una piccola distrazione per Spohr, che nel suo ufficio deve gestire diversi dossier in un mondo che resta complicato.
Le prestazioniC’è il faldone su Ita Airways, di cui detiene il 41% con la prospettiva di salire al 90% del vettore tricolore già a giugno 2026. Il manager si ritiene soddisfatto. «I progressi su Ita sono migliori di quelli pianificati e lo stesso si può dire anche dal punto di vista finanziario», ha detto Spohr nei giorni scorsi, a margine di un evento ristretto nel quartier generale. Presi i primi sei mesi di quest’anno, il margine Ebit di Ita — valore che indica l’efficienza economico-finanziaria di un’azienda — è negativo per circa il 3%, stando ai calcoli del Corriere. Peggio di Swiss (+6,8%), ma meglio di Austrian Airlines (-3,7%), Lufthansa (-4%), Brussels Airlines (-6,1%) ed Eurowings (-10,7%).












