di

Ugo Cennamo

La storia del bellunese scelto per i Giochi Invernali 2026: è alla sua terza Olimpiade. «Un orgoglio, mi sto allenando»

A due mesi esatti dall’accensione del sacro fuoco ad Olimpia, in Grecia, la Fondazione Milano Cortina ha annunciato i primi sei nomi dei tedofori che saranno tra i protagonisti del lungo viaggio attraverso l’Italia. Inizierà a Roma il prossimo 6 dicembre e si concluderà allo stadio di San Siro di Milano il 6 febbraio 2026. Ovviamente ci sono grandi nomi dello sport e dello starsystem nostrano, a partire dalla tennista Flavia Pennetta, vincitrice degli Open nel 2015, per continuare con il due volte campione delle MotoGp Francesco Bagnaia fino al cantante Achille Lauro, che con le sue performance sanremesi ha saputo conquistare il grande pubblico. Ma ci sarà anche chi, come Dario Pivirotto, classe 1936, non ha vissuto sotto la luce dei riflettori e nella sua lunga vita, in novembre compirà 88 anni, si è già trovato a incrociare il proprio destino con quello della torcia olimpica. In occasione delle Olimpiadi di Cortina del 1956 è stato tedoforo e lo stesso è accaduto nel 2006 per i Giochi di Torino, quando ha ricevuto la torcia dal giornalista e scrittore Rolly Marchi, per consegnarla a Lino Lacedelli, l’alpinista ampezzano che per primo conquistò il K2. Tanto onore pur non essendo mai stato un atleta di primo piano e per giunta venendo da Vinigo di Cadore, piccolo, delizioso borgo bellunese di poche anime noto per la splendida chiesetta di San Giovanni Battista e per la produzione di un rinomato cavolo cappuccio oggetto di una frequentata sagra nel mese di ottobre.