di
Francesco Verderami
Massimo D'Alema ha incontrato Putin a Pechino, e lo ha trovato «molto affaticato», come «l'ultimo Berlusconi». Riaffiorano i dubbi sulle sue condizioni di salute e su una eventuale malattia
«Sono rimasto impressionato dalle condizioni di Vladimir Putin». Ciclicamente si sono sparse le voci più disparate sullo stato di salute del presidente russo, tutte smentite dal Cremlino. Visto da vicino però il dittatore comunista deve aver dato a Massimo D’Alema la sensazione che non fosse per nulla in forma. E un paio di settimane fa l’ex premier lo ha confidato ad alcuni amici: «Putin mi è parso molto affaticato».
D’Alema era da poco rientrato dalla Cina, dove era stato ospite del governo di Pechino per le celebrazioni degli ottanta anni dalla fine della Seconda guerra mondiale. Un viaggio che gli aveva procurato polemiche in patria. Non solo per la foto che l’aveva ritratto insieme al gotha dei regimi autoritari come il leader della Corea del Nord Kim Jong-un, il presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Ma anche perché — dopo che Xi Jinping aveva mostrato al mondo la sua potenza militare — aveva rilasciato a una tv locale un’intervista zeppa di frasi dal sapore antico e di interpretazioni storiche spericolate: «Confido che da qui venga un messaggio per la pace, la cooperazione e il ritorno a uno spirito di amicizia tra i popoli». «È bene ricordare l’eroica lotta del popolo cinese, decisiva per la sconfitta del nazismo e del fascismo».







