All’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il discorso di Benjamin Netanyahu si è aperto in un clima segnato dalla protesta. Più di un centinaio di diplomatici di oltre cinquanta Paesi hanno lasciato l’aula al momento in cui il premier israeliano ha preso la parola: un gesto che, secondo il Washington Post, ha coinvolto quasi tutte le delegazioni arabe e musulmane, insieme a rappresentanti di diversi Paesi africani e di alcuni europei. La Turchia ha guidato la protesta, seguita tra gli altri dalla Spagna, come confermato da El País. La delegazione italiana invece è rimasta.
Onu, le delegazioni di alcuni Paesi lasciano l'Assemblea Generale all'arrivo di Netanyahu
La delegazione iraniana ha scelto un’altra forma di dissenso: mentre Netanyahu parlava, ha proiettato le immagini di bambini uccisi nei raid aerei israeliani di giugno. Anche Somalia e Pakistan hanno lasciato l’aula, così come il Brasile, i cui delegati indossavano la kefiah palestinese. L’intervento di Netanyahu, durato 45 minuti, è stato accompagnato da fischi ma anche dagli applausi dei suoi sostenitori. Nonostante le defezioni, alcune presenze hanno attirato l’attenzione: oltre agli Stati Uniti, sono rimaste in aula Russia, Cina e Corea del Nord, a testimonianza di un equilibrio geopolitico complesso. Il sindaco di New York Eric Adams è rimasto seduto con la delegazione israeliana durante il discorso di Netanyahu, come riporta Axios. Il discorso annuale di Netanyahu all'Assemblea generale delle Nazioni Unite è sempre seguito con attenzione, spesso contestato, sempre enfatico e talvolta teatro di accuse drammatiche . Ma questa volta la posta in gioco è più alta che mai per il leader israeliano. Negli ultimi giorni, Australia, Canada, Francia, Regno Unito e altri Paesi hanno annunciato il loro riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente. L'Unione europea sta valutando l'imposizione di sanzioni a Israele. L'Assemblea ha approvato questo mese una risoluzione non vincolante che esorta Israele a impegnarsi a favore di uno Stato palestinese indipendente, cosa che Netanyahu ha definito irrealizzabile.










