"Finiremo il lavoro a Gaza, il più velocemente possibile": ignorando la condanna della comunità internazionale, Benjamin Netanyahu sfida il mondo con toni bellicosi nel suo controverso intervento-show di 40 minuti all'Assemblea generale dell'Onu.

Fuori, a Times Square, davanti al suo hotel e al Palazzo di Vetro, centinaia di manifestanti marciano e protestano chiedendo il suo arresto per crimini di guerra. "Stop aiuti a Israele", "Basta affamare Gaza", "Free Palestine", gridano mentre alcuni di loro vengono arrestati. Dentro il Palazzo di Vetro invece più di 100 diplomatici di oltre 50 Paesi - non solo quelli con popolazione a maggioranza islamica - abbandonano l'aula all'ingresso di Bibi tra fischi e buu. Tra loro, in mezzo al pubblico, anche Ruby Chen, padre dell'ostaggio israeliano Itay Chen, in segno di protesta perché Netanyahu non ha nominato il figlio nella lista dei prigionieri perché ritenuto morto. Gli applausi arrivano solo dalle delegazioni americana, senza l'ambasciatore Mike Waltz, e israeliana.

Fischi, proteste e applausi per Netanyahu a assemblea Onu

Netanyahu ha atteso impassibile che finissero le contestazioni e i richiami all'ordine. Poi ha iniziato il suo durissimo discorso, attaccando gli Stati che nei giorni scorsi hanno riconosciuto lo Stato palestinese, negando genocidio e fame a Gaza e lanciando un ultimatum ad Hamas per la liberazione degli ostaggi e il disarmo. Il premier non ha tuttavia evocato l'annessione della Cisgiordania: ne parlerà lunedì alla Casa Bianca con Donald Trump, che ieri però ha già promesso di impedirla e che, mentre l'alleato parlava all'Onu, annunciava un probabile imminente accordo su Gaza. Bibi ha accompagnato il suo intervento con mappe, quiz e un QR code sulla spilla della giacca che ha incoraggiato a scansionare per visualizzare le atrocità di Hamas del 7 ottobre. Inoltre ha riferito che il suo discorso era trasmesso dagli altoparlanti a Gaza e anche sui telefoni dei residenti della Striscia, rivolgendosi in ebraico direttamente agli ostaggi: "Non vi abbiamo dimenticati, nemmeno per un secondo".