C’è un’aria d’officina nell’industria della difesa americana: silicio, dati, moduli software che si incastrano dove un tempo c’erano bulloni. In quel capannone concettuale, Palantir è l’azienda che si è messa a fare da telaio. Il suo lavoro non è costruire armamenti, ma ordire informazioni: prendere flussi che non comunicano tra loro – immagini satellitari e video di droni, registri logistici e telemetrie, chat operative e mappe geospaziali – e trasformarli in un quadro che un comandante, un analista, un medico, un funzionario può usare senza chiedere permesso agli specialisti IT. È un compito che sembra tecnico e basta. In questi anni, però, è diventato politico, perché quel quadro vive al centro della sicurezza nazionale e della “nuova guerra fredda” a bassa intensità ma alta frequenza. E al centro del quadro si staglia Peter Thiel, cofondatore e presidente del consiglio di Palantir, imprenditore con una biografia che non scivola in un’unica etichetta: libertario iconoclasta, investitore di straordinario fiuto, critico delle convenzioni democratiche, kingmaker di una destra tecnologica che porta al governo un’idea di potere fondata su rete, capitale e software. Che cosa fa, in concreto, Palantir è agire sui dati. La grammatica è quadripartita: Gotham è il motore per intelligence, sicurezza e difesa Foundry è la piattaforma con cui imprese e istituzioni costruiscono “gemelli” operativi dei propri processi, dai magazzini agli ospedali Apollo è lo strato che distribuisce e mantiene in vita quelle applicazioni ovunque, dal cloud alle reti classificate. AIP, l’Artificial Intelligence Platform, l’ultima arrivata, che collega grandi modelli linguistici e agenti software ai dati proprietari e ai sistemi di controllo, con policy di sicurezza granulari e audit integrati. Il punto non è l’effetto speciale dell’AI, ma la sua addomesticazione: mettere modelli dentro contesti operativi sensibili, farli dialogare con basi dati che non possono uscire dal recinto, tracciare ogni passaggio. È qui che l’azienda ha trovato la trazione commerciale degli ultimi due anni, con una curva di adozione che ha spinto la crescita soprattutto nel mercato statunitense. La società ha spiegato agli investitori che AIP non è un prodotto “di vetrina”, ma un moltiplicatore per Gotham e Foundry, e lo si vede nei contratti firmati con enti pubblici e grandi gruppi privati; nei documenti e nelle cronache finanziarie è l’elemento che fa da grimaldello su clienti nuovi e casi d’uso non banali. Il suo ruolo nella Difesa: accordo decennale da 10 miliardi di dollari Il ruolo nella Difesa è la ragione per cui Palantir è passata da fornitore di nicchia a possibile “iper-prime” del software militare, un’etichetta che i commentatori hanno usato per marcare la distanza tra i vecchi colossi hardware e un attore digitale che, senza produrre missili, è diventato il sistema operativo di missioni e catene di comando. Quest’estate l’esercito statunitense ha aperto la porta a un accordo decennale fino a 10 miliardi di dollari per consolidare decine di contratti di servizi nell’ecosistema Palantir: è la formalizzazione di una presenza già profonda nei cosiddetti “programmi di record”, cioè linee di spesa stabili e di lungo periodo. Nato e Usa disallineati Più indietro nel tempo c’è Maven, la piattaforma che incorpora immagini, segnali e testi per restituire un quadro integrato con ricerca, triage e suggerimenti, oggetto di un contratto avviato nel 2024 e ampliato nel 2025 fino a un tetto che sfiora 1,3 miliardi: stanze operative che fino a ieri chiedevano turni massacranti di analisi manuale oggi si poggiano su interfacce che classificano, correlano e fanno emergere priorità. L’onda, per forza d’inerzia e per design, travolge gli alleati: NATO ha aderito a Maven per allineare il “quadro comune” di un’alleanza che vive di interoperabilità e fiducia reciproca, benché restino resistenze sulla condivisione dei dati a due vie con Washington. Il messaggio che filtra nei convegni è netto: non essere sullo stesso “mainframe” informativo degli Stati Uniti può diventare un costo strategico elevato. Il titolo nell’S&P 500 La dimensione economica riflette questa accelerazione. Palantir è stata inclusa nell’S&P 500 alla fine del 2024, un passaggio che ha normalizzato la percezione del titolo nel grande risparmio gestito. Nel 2025 ha alzato per due volte la guidance di ricavi, superando la soglia psicologica dei 4,1 miliardi annui, con un’accelerazione robusta nel segmento commerciale statunitense e una marginalità in miglioramento. Chi guarda i multipli storce il naso: la capitalizzazione ha navigato a valutazioni molto più alte dei tradizionali “primes” dell’aerospazio e difesa, sostenuta da flussi retail e dall’aspettativa che il software diventi per i ministeri quel che i sistemi d’arma sono stati per i decenni passati. La tesi degli scettici è nota: un rapporto prezzo/ricavi così estremo contiene già gran parte del futuro. La tesi dei sostenitori è altrettanto chiara: se il DoD e gli alleati standardizzano su Gotham/Maven/AIP la massa critica diventa difendibile, e l’espansione nel privato consolida la base. I numeri finora danno munizioni a entrambe le parti, ma dicono che il passo commerciale non è più quello di un’app in cerca di un problema; è quello di un’infrastruttura che si siede accanto ai sistemi legacy e li orchestra.