Chiediamo ancora una volta ai nostri soci e amici e a tutti gli appassionati di musica di fidarsi delle nostre scelte e del nostro nome, e farsi condurre per mano senza indugi né remore, con entusiasmo, avendo la certezza di terminare ogni volta il percorso con il cuore pieno, l’anima lieta e la mente leggera”. Così, con un occhio alla reputazione costruita negli anni e uno al futuro, il direttore Paolo Lucà presenta la stagione del Folk Club, fra i più longevi locali torinesi dedicati alla musica dal vivo. Apre un’istituzione della canzone d’autore italiana come la Piccola Orchestra Avion Travel, assente dal palco di via Perrone da ben 20 anni e protagonista dei due concerti d’apertura, giovedì 2 e venerdì 3 ottobre (ore 21,30, biglietti 30 euro). Ne abbiamo parlato con Peppe Servillo, fondatore e carismatico cantante della band casertana.Che effetto fa tornare al Folk Club dopo 20 anni? Quanto siete cambiati?«Siamo cambiati molto, e in maniera definitiva. Oggi, con ironia e non necessariamente con spirito didascalico, rendiamo a noi stessi e al pubblico che ci segue testimonianza del nostro lavoro e delle nostre canzoni. Tornare a rivivere l’esperienza con il pubblico che un club storico come questo ti offre è stimolante».Avrete del tempo da passare in città: programmi?«Ho la fortuna di conoscere abbastanza bene Torino, e ci torno sempre molto volentieri: ci sono stato a recitare, ho partecipato al Jazz Festival più di una volta, con la band ci suoniamo dagli anni ‘80. È una città che ho visto trasformarsi, conosco il bellissimo Museo Egizio, il Lingotto come luogo sia di musica sia di cultura... ecco, mi riprometto di andare magari a rivisitare il Museo dell'Automobile, che amo molto. Sono piemontese di nascita, fra l’altro. Sono nato in provincia di Alessandria, dove mio padre ha lavorato per diversi anni; anche lui amava molto Torino, la considerava una città estremamente elegante e stimolante, una città industriale, ma vivibile».