NAPOLI. Le Fs confermano il loro interesse per il gruppo Pizzarotti, ma solo per il ramo ferroviario, precisa l’ad del gruppo Stefano Antonio Donnarumma incontrando la stampa durante il viaggio in anteprima del Frecciarossa 1000 di nuova generazione da Roma Termini a Napoli Centrale. La trattativa è aperta, perché anche Webuild, Saipem ed il gruppo Ghella hanno presentato manifestazioni di interesse, ma è coperta dai classici accordi di riservatezza e per questo Donnarumma si limita a spiegare che per le Ferrovie «le integrazioni verticali non sono uno strumento per fare nuovo business, ma sono uno strumento per la messa in sicurezza del nostro grandissimo e importantissimo piano di investimento. L’azienda di Parma cuba circa 3 miliardi di appalti che riguardano commesse ferroviarie di nostra pertinenza e sono queste che ci interessano – prosegue l’ad -. Ci interessa che vengano completate, nei tempi e con la qualità necessaria. Se questo avverrà lo vedremo, sia che avvenga attraverso un nostro intervento diretto ma anche no». Il dossier Anas Quanto invece all’eventuale scorporo dell’Anas «al momento attuale è più uno studio di opportunità, di fattibilità e percorribilità legislativa e regolatoria che altro - ha spiegato Donnarumma -. Non c’è una decisione in questo senso e non è nemmeno detto che ci sarà. Però è un opportuno tagliando dopo diversi anni di integrazione dell’Anas all’interno delle Ferrovie anche alla luce di diverse novità di tipo regolatorio che riguardano sia il settore ferroviario che quello stradale». “Privatizzare? Non è nei piani di Fs” Altra partita delicata quella della possibile privatizzazione delle Fs, magari separandone un pezzo (l’ipotesi riguardava l’alta velocità) per poi quotarlo in Borsa. Su questo Donnarumma è stato netto: «Non abbiamo mai pensato di vendere parti del gruppo e non pensiamo assolutamente che questo avverrà: le Ferrovie sono dello Stato e dello Stato devono rimaner” ha dichiarato, aggiungendo che «da qualche mese, in collaborazione con gli uffici dei ministeri a partire dal Mef» le Fs stanno studiando studiando metodologie di finanziamento delle opere che dobbiamo realizzare. «Si tratta di un piano ingente, di valore storico, 100 miliardi di euro in 5 anni destinati poi a raddoppiare in dieci anni, che necessità di una valutazione corretta delle sue forme di finanziamento» ha poi argomentato Donnarumma aggiungendo che in particolare si sta valutando la possibilità di applicare ai futuri investimenti del gruppo di un sistema tipo Rab, ovvero il Regulated Asset Base, uno strumento di finanziamento volto a incentivare gli investimenti nei settori infrastrutturali di utilità pubblica) già applicato nel campo delle infrastrutture. «Non è detto che la cosa sa fattibile in questo modo ma è molto importante studiare le varie alternative – ha proseguito l’ad- perché oggi le Ferrovie sono completamente finanziate dl bilancio dello Stato e questo negli anni può essere un peso che potrebbe essere necessario alleggerire».