Instancabile, monsignor Vincenzo Paglia, anche a nome della Comunità di Sant’Egidio, partecipa ai lavori annuali dell’assemblea delle Nazioni Unite a New York. Con una proposta che, guardando ai grandi temi geopolitici e alla sostanziale paralisi dell’attività dell’Onu, appare a dir poco velleitaria. Ma ci si deve sempre provare e forse, mentre soffiano impetuosi venti di guerra, la sola idea di un piano internazionale per l’assistenza e la cura degli anziani ha in sé una valenza di pace che è superiore a ogni buona intenzione diplomatica. Perché la priorità assoluta non può essere solo difendersi dagli altri.
Assistere i più fragili, dai bimbi di Gaza ai vecchi delle aree più povere e tormentate del pianeta - senza porsi il problema di sapere da che parte stiano - è, visti i tempi, qualcosa di rivoluzionario. La proposta italiana, condivisa anche dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è quella di adottare una convenzione internazionale, con un relativo piano d’azione, che porti all’istituzione di un’Agenzia Onu per la vecchiaia a fianco, per esempio, dell’Unicef. I numeri, che ne giustificherebbero l’adozione, sono impietosi. Entro il 2030 una persona su sei nel mondo avrà più di 60 anni. Entro il 2050 questa quota di popolazione mondiale raddoppierà, raggiungendo i 2,1 miliardi. Le persone con più di 80 anni triplicheranno, arrivando quasi a mezzo miliardo. L’Italia è uno dei Paesi, pardon Nazioni, con l’età media più avanzata. Ed è, dunque, del tutto naturale che una proposta internazionale venga da Roma.








