Il 17 settembre, Arabia Saudita e Pakistan hanno firmato un patto di difesa che molti osservatori definiscono “storico”. Non si tratta solo di un accordo militare, ma di un segnale che potrebbe ridisegnare gli equilibri di sicurezza nella regione e oltre.

Ciò che sta accadendo tra Arabia Saudita e Pakistan non è un semplice accordo militare, è un passaggio di fase nella geopolitica regionale. Il nuovo patto di difesa, che vincola i due Paesi a considerare un attacco contro l’uno come un attacco contro l’altro, è un accordo che molti analisti, da Al Jazeera ad altre testate internazionali, hanno definito “storico”, addirittura un “watershed moment”, una svolta che rischia di ridisegnare gli equilibri di potere nel Medio Oriente e oltre. Io penso che questa definizione non sia un’esagerazione, perché siamo davanti a una svolta che va ben oltre la cooperazione episodica del passato.

L’elemento decisivo è la tempistica. L’attacco a Doha ha mostrato tutta la vulnerabilità del Golfo e, nello stesso momento, ha accentuato i dubbi sulla capacità degli Stati Uniti di garantire la sicurezza dei propri alleati. Ritengo che l’Arabia Saudita abbia reagito scegliendo un partner alternativo, ma soprattutto credibile, il Pakistan, potenza nucleare con un esercito che ha esperienza diretta sul campo.