Nella cittadina arroccata che domina il golfo dell’Asinara, alle 21 gli unici rumori sono quello del mare e delle campane che suonano a morto. La Castelsardo che dice no alla violenza si raduna davanti alla chiesa Santissimo Crocifisso con le fiaccole in mano per ricordare la loro ragazza fragile «che si è fidata di un assassino». Il corteo parte, in testa il parroco don Pietro De Nicu che prende sottobraccio il papà di Cinzia, Renato, accanto alla figlia Carlotta. Nel ristorante “Il Cormorano” della famiglia Pinna, menzionato nella guida Michelin, c’è il nipote del papà di Cinzia, Ambrogio Oggiano.
Tutti in strada per Cinzia, lei resta a lavoro?
«Ho dovuto aprire io il ristorante di famiglia che mio zio mi ha dato in gestione, la vita deve purtroppo andare avanti anche se con il dolore nel cuore. I clienti stasera sono tutti all’interno, sui tavoli fuori ho lasciato solo le candele accese. È il nostro modo per stare vicino a Cinzia».
Chi era Cinzia?
«Una ragazza che amava la musica di tutti i generi, che cercava il suo posto nel mondo ed è finita nelle mani di un uomo che l’ha uccisa in una sera d’estate. E che ancora non ci spiega il perché. A luglio scorso lei aveva lasciato Castelsardo per andare a Palau a lavorare come cameriera per la stagione estiva. Era passata a salutarmi, era cresciuta dentro questo ristorante».














