Tutta Castelsardo, borgo medievale sulla costa nord della Sardegna, si è fermata per dare l'ultimo saluto alla sua cittadina Cinzia Pinna, la 33enne uccisa la notte dell'11 settembre scorso da Emanuele Ragnedda, l'imprenditore del vino di Arzachena, 41 anni, reo confesso e attualmente rinchiuso in carcere a Sassari. La sindaca Maria Lucia Tirotto ha proclamato per oggi il lutto cittadino. Oltre un migliaio di persone, quasi tutte rimaste fuori dalla gremitissima cattedrale di Sant'Antonio Abate, ha partecipato in silenzio e con commozione al funerale della 33enne, figlia di una nota coppia di ristoratori. Il feretro è arrivato nella cattedrale di Castelsardo alle 16, direttamente dall'ospedale Santissima Annunziata di Sassari, dove nei giorni scorsi era stata effettuata l'autopsia, ed è stato portato a spalla fino alla chiesa percorrendo le strette viuzze del borgo dei Doria.

In prima fila, dietro alla bara il padre, la madre e la sorella di Cinzia, la prima che già dalla mattina del 12 settembre lanciò l'allarme sulla scomparsa e attivò la macchina delle ricerche durate 12 giorni, fino alla svolta con la confessione di Ragnedda. Un ultimo abbraccio carico di emozione. «Imploriamo giustizia per Cinzia e preghiamo per il pentimento del suo carnefice» sono le parole pronunciate dal parroco di Castelsardo, don Pietro Denicu, nel corso dell'omelia. «Si sono dette tante, troppe parole. Questo è il momento di far tacere le nostre parole e i nostri giudizi. È l'ora della preghiera e della misericordia». Al termine della cerimonia funebre, il feretro ha lasciato la cattedrale seguito da un lungo corteo di persone, in un silenzio quasi totale. Proseguono le indagini per far luce su quanto avvenuto nelle ore e nei giorni successivi al delitto. Innanzitutto per chiarire il ruolo che hanno avuto le due persone indagate per favoreggiamento: Luca Franciosi, lombardo di 26 anni, manutentore stagionale, e Rosa Maria Elvo, ristoratrice di San Pantaleo e amica di Ragnedda. Ieri gli specialisti del Ris di Cagliari sono tornati in Gallura per eseguire i rilievi all'interno delle auto in uso a Ragnedda e a Franciosi. Nel fuoristrada dell'imprenditore reo confesso non sarebbero state trovate tracce di sangue ma diversi oggetti, che sono stati sequestrati. Sono in corso gli accertamenti per capire se si tratti degli effetti personali della vittima spariti, insieme al suo cellulare, dopo la scoperta del corpo abbandonato sotto un albero della tenuta di ConcaEntosa. La prossima settimana gli specialisti del Ris torneranno nel casolare di Ragnedda per ulteriori accertamenti.