Tutto lascia pensare che Vladimir Putin stia commettendo un secondo, clamoroso errore di valutazione sulla tenuta e sulle reazioni dell’Occidente. Il primo risale al 24 febbraio 2022, quando rovesciò oltre 100 mila soldati sul territorio ucraino, con l’idea di conquistare Kiev in pochi giorni, cacciare Volodymyr Zelensky, sostituirlo con un simil Lukashenko e trasformare il Paese occupato in uno Stato vassallo come la Bielorussia. Ora, da qualche settimana a questa parte, Putin sta lanciando una serie di incursioni aeree all’interno della Nato, con l’intenzione di approfondire le divisioni nel blocco europeo, nonché tra questo e gli Stati Uniti. Sempre nascondendo la mano, com’è nello stile della casa. Ma, anche stavolta, gli effetti non sembrano quelli previsti dal Cremlino. Anzi, sta accadendo esattamente il contrario, come si è visto, per esempio, martedì 23 settembre, a Bruxelles, nel Consiglio del Nord Atlantico, formato dagli ambasciatori dei 32 partner della Nato. La riunione era stata richiesta, con urgenza, dal governo estone che aveva registrato, lo scorso 19 settembre, l’intrusione, durata circa dieci minuti, di tre Mig russi, in assetto da combattimento. Del resto, nelle ultime settimane, anche Finlandia, Lettonia, Lituania, Norvegia e Romania hanno denunciato violazioni del loro spazio aereo. Inoltre si continua a indagare sui 21 droni russi sconfinati in Polonia tra il 9 e il 10 settembre. Lo sciame potrebbe essere stato dirottato dalla difesa elettronica ucraina, il cosiddetto «jamming».APPROFONDISCI CON IL PODCAST