«Iveco è presente in mercati dove Tata Motors non opera direttamente: oggi Tata è attiva soprattutto in India, Sud-Est asiatico e nei Paesi Saarc (Asia meridionale, ndr), mentre Iveco ha il mercato europeo. Tra le due aziende non ci sono sovrapposizioni, ma complementarità, sia geografiche sia di prodotto. E questa condizione offre tutele anche dal punto di vista occupazionale». Così Isabella Macrelli, delle Relazioni industriali di Iveco, ieri durante una commissione consiliare a Palazzo Civico, ha affrontato il tema delle possibili ricadute dell’Opa, offerta pubblica di acquisto, che il gruppo indiano ha lanciato nei confronti degli azionisti del costruttore torinese. Operazione amichevole e sede confermata a Torino «Tata lancerà un’Opa volontaria e amichevole: il cda di Iveco ha già raccomandato agli azionisti di aderire e la stessa Exor ha dato la propria disponibilità a mettere a disposizione le sue azioni. L’operazione dovrebbe concludersi entro il primo semestre del 2026, tra aprile e giugno» ha poi puntualizzato la manager. «Tata si è impegnata a sostenere il piano strategico di Iveco, che manterrà la propria sede a Torino e non subirà modifiche al business» ha continuato Macrelli, che sull’occupazione ha rassicurato: «Non sono previste ristrutturazioni significative né chiusure di stabilimenti dopo il closing, e comunque non nei primi due anni». Fiducia nella supply chain locale Michele Ziosi, responsabile delle Relazioni istituzionali di Iveco, ha poi tranquillizzato i consiglieri sull’utilizzo futuro della catena di fornitura torinese da parte della nuova proprietà. «Tata ha ribadito più volte la volontà di valorizzare la supply chain di Iveco in Piemonte e a livello globale – ha spiegato Ziosi – e questo è uno dei motivi principali dell’acquisizione. Si prospettano quindi non solo il mantenimento, ma anche nuove opportunità di crescita nei territori in cui Tata è già presente». Opportunità e garanzie per l’occupazione Anche secondo Vincenzo Retus, responsabile delle Relazioni industriali di Iveco, dal matrimonio tra il costruttore torinese e il gruppo indiano nasceranno nuove opportunità. «Loro (Tata) hanno un mercato enorme, noi abbiamo una esperienza storica. Abbiamo ottenuto da questa Opa la garanzia occupazionale di due anni e una maggiore capacità di investimento: ci sono tutte le condizioni per creare un precedente positivo». Dubbi e proteste in consiglio Le rassicurazioni fornite non sono però state sufficienti per alcuni consiglieri, che hanno chiesto “impegni vincolanti sulla tutela degli stabilimenti e dell’occupazione” e criticato i toni dell’audizione. A sottolineare il dissenso, il capogruppo M5S Andrea Russi ha lasciato la sala in segno di protesta. Reazioni istituzionali e tavoli di confronto La posizione dell’azienda arriva il giorno dopo l’incontro tra il sindaco Stefano Lo Russo e l’ambasciatrice dell’India in Italia, Vani Rao, che ha confermato la volontà dell’azienda indiana di investire in una strategia di sviluppo che coinvolga il territorio e, a fronte della richiesta del sindaco di un incontro con i vertici Tata, si è detta disponibile a lavorare attivamente per favorirne la realizzazione. E mentre la vicepresidente dem del Senato, Anna Rossomando, ha presentato un’interrogazione urgente a Palazzo Madama «per chiedere la convocazione di un tavolo sul piano industriale con riferimento al comparto civile di Iveco», la vicesindaca Michela Favaro ha annunciato che gli enti locali del territorio, insieme ai Comuni interessati dalla vendita di Iveco a Tata, parteciperanno al tavolo Iveco che sarà convocato a breve dal ministero delle Imprese.