“Non sono preoccupata, l’iniziativa di boicottaggio dei farmaci Teva è perfettamente legale, diffusa e non sottrae cure a nessuno”. Quarantatré anni, medica di base a Bolzano, la dottoressa Ilaria Deli è finita sotto indagine interna da parte dell’azienda sanitaria locale per aver aderito alla campagna internazionale contro Teva, azienda israeliana produttrice di generici in passato multato dalla UE per 462 milioni di euro per concorrenza sleale e forme di abuso di posizione dominante e oggi oggetto di boicottaggio mondiale perché attivamente coinvolta nella mattanza in corso a Gaza - spiega l’associazione Bds Italia - “con forniture e con incessanti campagne di immagine a favore dell’esercito e di Israele”. Una campagna che soprattutto negli ultimi anni ha fatto proseliti non solo fra consumatori e professionisti, ma anche tra le amministrazioni comunali.
Lei perché ha deciso di aderire?
“Il boicottaggio mi sembra una delle cose più semplici che non solo un medico, ma ogni cittadino possa fare per dire no al genocidio in corso a Gaza. Già quest’estate avevo messo dei cartelli in ambulatorio e iniziato a non prescrivere farmaci prodotti da questa azienda, ma mi sono resa conto che il messaggio non stava arrivando a tutti perché molti non vengono in ambulatorio. Per questo ho deciso di comunicarlo a tutti con un’e-mail”.







