Nel suo discorso di ieri all’Assemblea dell’Onu , il presidente Trump ha superato se stesso. Ha dichiarato, tanto per cominciare, che le Nazioni Unite funzionano male (il che dipende anche dal ritiro di gran parte dei finanziamenti americani, deciso dal presidente e rende, tra l’altro, più difficile la continuazione dei programmi di assistenza medica nei Paesi più poveri).

Ha poi proseguito su questa linea attaccando duramente l’Europa per la sua politica energetica. Ha definito il cambiamento clima un imbroglio («a con job») tra lo sconcerto dei rappresentanti di pressoché tutti i Paesi del pianeta. Visto che tanto l’inquinamento non esiste, ha esortato il mondo – e l’Europa in particolare – a comprare tanto buon petrolio americano a basso prezzo. Naturalmente sappiamo che le cose non stanno così e il presidente può esaminare direttamente sul suo computer l’impressionante documentazione raccolta dalle accademie scientifiche (National Academies) del suo Paese. Che il cambiamento climatico esista è assolutamente certo. Che le “cure” di questa malattia mondiale applicate in Europa, e in molte altre parti del pianeta, siano efficaci a risolvere il problema è assolutamente meno certo. All’Europa si può rimproverare di aver puntato tutto sulla riduzione delle emissioni inquinanti legate ai trasporti e al riscaldamento domestico: via i motori a benzina e quelli diesel, il futuro è stato individuato nell’uso di risorse “verdi” al posto del petrolio “nero”. Si è dato straordinariamente poco spazio (e, per conseguenza, poche risorse) alla “battaglia” contro altri tipi di inquinamento, come l’agricoltura e l’allevamento, che contendono ai carburanti il primo posto tra le cause del riscaldamento mondiale.