I post pubblicati all’indomani dell’annuncio del concerto degli Iron Maiden a San Siro, sul mio profilo pubblico di Facebook collegato a questo blog, hanno scatenato un dibattito acceso: centinaia di commenti, posizioni contrapposte, discussioni roventi. Segno che la questione non è marginale, ma tocca il cuore del rapporto tra band, pubblico e mercato. Da una parte l’illusione di un ritorno all’antico, con il prato unico senza pit né golden circle. Dall’altra la doccia fredda dei prezzi: 184 euro per il posto prato. Nei consueti nove punti di questo blog voglio ripercorrere la parabola, dall’entusiasmo al disincanto. Cominciamo.
1. L’illusione iniziale
All’inizio sembrava quasi un miracolo. Un gruppo metal che approda a San Siro, stadio divenuto tristemente luogo occupato dal pop più mainstream, e lo fa annunciando un prato unico: niente golden circle, niente aree privilegiate, niente recinti. L’immagine evocata era quella degli anni in cui conquistare la transenna significava alzarsi presto, fare la fila, resistere ore in piedi. Una promessa di equità e ritorno alla fisicità dell’esperienza live, che ha acceso entusiasmi e nostalgie in chi ricorda i concerti come un rito collettivo e non un lusso per pochi.






