Musa di registi come Federico Fellini e Luchino Visconti, Claudia Cardinale – morta martedì 24 settembre a 87 anni nella sua casa di Nemours, poco distante da Parigi – ha attraversato la storia del cinema italiano. Indimenticabile ne Il Gattopardo di Visconti ed energica nel western C’era una volta il west di Sergio Leone, è stata un simbolo oltre che un’attrice. A tal punto che il collega britannico David Niven, al suo fianco durante le riprese de La pantera rosa, l’aveva definita «la più bella invenzione degli italiani dopo gli spaghetti».

Un riferimento non casuale perché la pasta dalla forma lunga e sottile era la preferita da Cardinale. Da mangiare, ma anche da cucinare. A testimoniarlo, oltre alle foto che la ritraggono mentre prepara o assapora grandi forchettate, è una ricetta pubblicata su alcune riviste degli anni Settanta e poi trascritta e tramandata nei ricettari arrivati fino a oggi, quando i soprannominati «Spaghetti alla Claudia Cardinale» sono diventati un’icona di semplicità e bontà. Come lei, del resto. Un piatto senza ingredienti elaborati, condito con burro fuso, prosciutto cotto, erbe aromatiche e tanto Parmigiano reggiano grattugiato.

La ricetta per quattro persone