Gene Gallagher ha ricordi bellissimi della sua prima esibizione live. «Avrò avuto 10 o 11 anni», racconta il musicista che oggi, di anni, ne ha 23. «C’era un grande concerto nella mensa della scuola e io suonavo la batteria per una band di ragazzini che avevano un paio d’anni più di me. Quando si è trattato di salire sul palco, ero nervosissimo, ma è durato un attimo: dopo ero semplicemente felice».
È ovvio pensare che Gallagher abbia un talento naturale. Sopracciglia folte e accento di Manchester (l’ha ereditato dalla famiglia, visto che lui è cresciuto a North London), è la copia di suo padre, il frontman degli Oasis, Liam Gallagher, anche se gli zigomi sono quelli della madre, Nicole Appleton, la popstar delle All Saints. Dopo avere imparato le percussioni in quella mensa scolastica, ora Gallagher suona una Fender Jazzmaster del 1964 in una band maschile di quattro elementi che si chiama Villanelle, di cui è anche il cantante. La band si è preparata per suonare al Neighbourhood Festival di Manchester, e in luglio è uscito il suo primo singolo, Hinge. «Non ha senso fare le cose di corsa in questo settore, è naturale che io tenda a essere un perfezionista», commenta Gallagher.
Visti i tanti riferimenti musicali che i componenti del gruppo dichiarano di avere – il bassista Jack Schiavo cita, tra gli altri, i Nirvana, i Beatles e gli Arctic Monkeys – i Villanelle sono un melting pot di suoni. Secondo un critico di Resound Magazine catturano «lo spirito dell’era grunge di Seattle». «E anche dello shoegaze (sottogenere dell’alternative rock inglese anni Ottanta, ndt)», aggiunge il critico del Financial Times, Ludovic Hunter-Tilney. «Gene ha la voce di suo padre, ma senza il suo timbro ruvido e graffiante. È solo agli inizi, ma immagino che i Villanelle faranno un po’ come gli Inhaler – il gruppo rock di Dublino il cui cantante è Elijah Hewson, il figlio di Bono –, ed evolveranno oltre lo stereotipo dei “figli di”».






