Avere vent’anni e andare a vedere gli Oasis che si sono ‘separati’ che eravamo solo bambini? Sì, perché siamo tra i fortunati che sono riusciti a comprare un biglietto per l’attesissima reunion. E perché abbiamo ascoltato e quel repertorio lo conosciamo. La sensazione, da subito, proprio dal gate dell’aeroporto di Bergamo dove abbiamo preso l’aereo per raggiungere Edimburgo, è quella di un pellegrinaggio: le persone che si stanno per imbarcare sul volo che li porterà a un rito collettivo hanno tutte le età. C’è un uomo sulla trentina con la maglia del Manchester City, la squadra per cui tifano i fratelli Gallagher, e sulla schiena ha il numero 10 e la scritta “Oasis”. Due persone, di circa 50 anni, indossano una maglietta con la copertina dell’album “(What’s the story) Morning glory” e scherzano sul fatto che Liam e Noel potrebbero litigare di nuovo e far saltare tutto. Un signore indossa un cappello da pescatore e degli occhiali da sole rotondi anche se è sera. Tutto sembra preannunciare il concerto più atteso del decennio. Ci siamo noi, io e i miei amici, poco più che ventenni.

A Edimburgo l’atmosfera non è diversa. Nonostante in città ci sia il Fringe festival, un evento che nel mese di agosto porta la popolazione della capitale scozzese quasi a raddoppiare, sembra che tutti siano lì per lo stesso motivo. Il concerto degli Oasis fa da sfondo a tutto. Camminando per le strade ci sono spettacoli di ogni tipo: circensi, comici, musicisti e intrattenitori trasformano la città in un gigantesco palcoscenico. Folle di persone si radunano in cerchio intorno a chi attira la loro attenzione, ma quest’anno la maggior parte degli spettatori indossa il merch della band di Manchester. Nei pub, in sottofondo, suonano le canzoni degli Oasis e le persone sedute a bere una birra canticchiano pregustando il concerto.