Ecco l’idea, prendere un’auto, una di quelle che fanno tremare l’asfalto e sognare i bambini, e trasformarla in una barca. Non una barca qualsiasi, ma una freccia d’acciaio e fibra di carbonio, un oggetto che sembra nato per sfidare non solo le onde, ma l’idea stessa di limite.

Ferruccio Lamborghini, il patriarca del Toro, lo fece nel 1968 con il suo Aquarama (genio), un Riva leggendario che ancora oggi, a guardarlo, sembra pronto a decollare come un jet. Due motori V12 della sua 350 GT incastonati nello scafo, 48 nodi di pura arroganza meccanica (al posto dei 40 del modello di serie) un nome – Aquarama – che evocava il cinerama, lo schermo curvo delle meraviglie.

Era un’epoca in cui l’Italia sapeva sognare in grande, e Ferruccio, con il suo sigaro e il suo genio contadino, trasformava il sogno in realtà, quasi per dispetto.

Oggi, a distanza di decenni, quel gesto si ripete, ma con un accento diverso. Non più l’ostinazione di un uomo solo, ma una collaborazione tra titani: Lamborghini e The Italian Sea Group, un nome che già da solo suona come potenza marinara.

Il risultato è il Tecnomar per Lamborghini 101FT, presentato al Monaco Yacht Show come un manifesto galleggiante. Lungo una trentina di metri, dipinto di un giallo crius che sembra urlare contro il blu del mare, questo yacht è il dna di Sant’Agata Bolognese trapiantato in acqua, con la stessa furia estetica di una Fenomeno, la supersportiva da 1080 cavalli che ha ispirato il suo design.