di
Vera Martinella
Super-precisi e molto efficaci, sono già utilizzati per alcuni tipi di cancro. Sono una nuova «categoria» nel campo dell’oncologia di precisione
La terapia con radioligandi è una delle più recenti innovazioni nella cura dei tumori: agisce specificamente sulle cellule tumorali, ma invece di utilizzare sostanze chimiche per distruggere la neoplasia sfrutta la radioattività. Diverse terapie con radioligandi (chiamate anche radiofarmaci o teranostici), sono già approvate e utilizzate per il trattamento di diversi tipi di cancro, tra cui quello alla prostata e i tumori neuroendocrini.«Abbiamo già assistito a importanti progressi grazie all'utilizzo dei primi radioligandi e ci sono molti studi che li stanno testando in numerose neoplasie - dice Giuseppe Curigliano, presidente eletto della European Society for Medical Oncology (ESMO) -. Le sperimentazioni ci fanno intravedere un importante aumento del loro utilizzo nei prossimi decenni».
Cos'è e come funziona la terapia con radioligandi?Ogni radioligando è composto da due parti: una molecola che si lega a un bersaglio specifico (spesso un peptide) nelle cellule cancerose (il «ligando») e una particella radioattiva. «Dopo essere stato iniettato, il radioligando viaggia attraverso il corpo e si attacca a specifici recettori sulle cellule tumorali, concentrando così la radiazione nella zona del tumore - spiega Curigliano, direttore della Divisione di Sviluppo Nuovi Farmaci presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. La radioattività rilasciata dalla particella danneggia e uccide le cellule cancerose, limitando al minimo il danno alle cellule sane». Con il passare del tempo, solitamente nel giro di pochi giorni, la radioattività diminuisce e il farmaco viene eliminato dall'organismo come rifiuto.







