"Il ballo è finito. Tancredi è salito a ballare con le stelle... per sempre tua, Angelica": così, rivivendo per l'ultima volta la sequenza che li vide indimenticabili protagonisti de Il Gattopardo, Claudia Cardinale aveva pianto, ad agosto 2024, la morte di Alain Delon. Quel valzer, consegnato per sempre alla storia del cinema, perde ora anche lei. L'attrice è morta a 87 anni, circondata dall'affetto dei figli a Nemours, vicino Parigi, dove risiedeva ormai stabilmente da qualche anno.
"Claudia Cardinale incarnava una libertà, una visione e un talento che hanno contribuito in modo determinante alle opere dei più grandi, da Roma a Hollywood, fino a Parigi, che scelse come patria. Noi francesi porteremo sempre nel cuore questa stella italiana e mondiale, per l'eternità del cinema". Lo scrive su X il presidente francese Emmanuel Macron.
Video Addio Claudia Cardinale, la diva che fu anti-diva
Nata a Tunisi il 15 aprile 1938, figlia di siciliani che avevano trasferito oltre mare le loro piccole attività commerciali, Claudia Cardinale sarebbe diventata forse maestra se la sorte non le avesse offerto, quasi per gioco, una apparizione nella coproduzione "I giorni dell'amore" con la star egiziana Omar Sharif sullo stesso set. Era nel 1956 e l'anno dopo quella ragazzina dallo sguardo corrucciato, il corpo da donna e l'animo da bambina, gli occhi ardenti e curiosi si sarebbe ritrovata suo malgrado eletta reginetta di bellezza a un concorso promosso dall'agenzia di promozione del cinema italiano in Tunisia. Diventare una donna copertina non piacque però per nulla all'adolescente Claudia che, sbarcata a Roma per frequentare la Scuola Nazionale di Cinema dopo un viaggio premio alla Mostra di Venezia, lasciò tutto dopo tre mesi. Tornò a Tunisi ma si scoprì incinta dopo un drammatico stupro che tenne segreto a tutti. A salvarla dallo scandalo fu il produttore Franco Cristaldi che, al corrente del segreto, le offrì un contratto con la casa di produzione Vides e la riportò in Italia facendola debuttare ne "I soliti ignoti" di Mario Monicelli (1958).











