C'è un dolore che non si vede, che non lascia segni visibili sulla pelle ma scava profondamente nell’intimo di chi lo vive. È l'emicrania, una compagna silenziosa che accompagna quasi sei milioni di italiani nella loro quotidianità, trasformando giornate normali in battaglie contro un nemico invisibile. “Convivere con questa malattia vuol dire dividersi fra i giorni in cui si ha l’attacco acuto e gli altri in cui si teme che un episodio si scatenerà. Ansia e paura sono state per anni mie compagne fedeli, con cui dovevo fare i conti quotidianamente”, racconta Alessandra Sorrentino, presidente dell'Associazione Alleanza Cefalalgici. "Essere invisibili significa non poter parlare del dolore che si prova perché per gli altri, spesso, si tratta di un semplice mal di testa".
Non è ovviamente un semplice mal di testa ma una condizione invalidante, che impedisce di svolgere le proprie attività quotidiane. E che non si manifesta solo a livello cerebrale, ma può provocare per esempio allodinia, cioè una sensazione di dolore anche solo se si viene sfiorati da qualcosa, insofferenza agli odori, nausea, vertigini. “L’emicrania non è solo dolore”, spiega Piero Barbanti, neurologo e docente all’Università San Raffaele di Roma. “È una malattia che spesso ha origine genetica, e si manifesta con sintomi intensi e invalidanti: dolore pulsante, nausea, vomito, ipersensibilità a luce e rumori. E a peggiorare la situazione ci pensano anche fattori come lo stress, l’insonnia, i cambi di routine”.






