È curioso come la Cardinale, morta martedì a 87 anni, sia sempre sfuggita a ogni tipo di definizione. Che attrice era? Bellissima, ça va sans dire, ma molte sue colleghe avevano saputo usare la loro bellezza per definire un tipo di femminilità in cui riconoscersi e farsi riconoscere. Con Claudia Cardinale questo «giochino» non riusciva. L’ aveva capito perfettamente Fellini che in 8½ non le aveva nemmeno inventato un nome: l’aveva chiamata Claudia e le faceva attraversare l’inquadratura come una visione, inafferrabile come un fantasma. Nello stesso anno Luchino Visconti l’aveva voluta per Il Gattopardo (Francesco Piccolo ci ha scritto un libro sulla gelosia dei due registi per la stessa attrice, La bella confusione), cercando di imprigionarla dentro a una messa in scena sontuosa e barocca, ma anche lui senza davvero riuscire a fermarla: chi era l’Angelica Sedara che faceva perdere la testa al principe Salina e al nipote Tancredi? Nonostante i loro sforzi, alla fine era lei che usciva vincente e ancora una volta inafferrabile.
Claudia Cardinale, bellissima e inafferabile, non fu mai schiava di un solo personaggio
Non si fece mai inchiodare dal cliché estetico, sempre capace di svariare










