Chi entra al Parlamento europeo con il programma di stage Schuman o alla Commissione Ue con il celebre Blue Book riceve compenso e diritti chiari: contratto, tutoraggio e copertura assicurativa. Ma, fuori dai palazzi delle istituzioni Ue, per migliaia di giovani in tutta Europa il tirocinio resta sinonimo di lavoro gratuito, poche tutele e prospettive incerte.

Uno scenario davanti al quale l'Europarlamento - impegnato anche su una nuova politica abitativa per le nuove generazioni - alza l'asticella: con 42 voti favorevoli, 9 contrari e 6 astensioni, la commissione Affari sociali ha aperto la strada a regole comuni: stage retribuiti, contratti scritti e tutele minime garantite per trasformare i tirocini da scorciatoie per mascherare rapporti non pagati in un vero ponte tra formazione e lavoro.

Un "passo avanti" chiaro, hanno esultato il capodelegazione del Pd Nicola Zingaretti e l'eurodeputato del M5S Gaetano Pedullà, per mettere fine al "far west degli stage" e allo "sfruttamento". Il testo - d'impronta socialista - traccia una linea netta: lo stage deve avere durata limitata, compiti essenziali, funzione formativa di ponte tra studio e lavoro. E, soprattutto, deve poggiare su un contratto scritto che stabilisca retribuzione, obiettivi, diritti e doveri. Restano fuori solo i tirocini obbligatori legati ai percorsi accademici o all'apprendistato. Vietati invece gli stage gratuiti privi di tutoraggio o valutazione, bollati dagli eurodeputati come semplice lavoro camuffato. Per intercettare gli abusi, l'Eurocamera introduce campanelli d'allarme: tirocini ripetuti nella stessa azienda, bandi poco trasparenti, assenza di supervisione. Le imprese dovranno poi fornire su richiesta dati puntuali sul numero di stagisti, sulla durata dei percorsi e sulle condizioni applicate.